Sette stampanti laser per sei mesi di stampa

Strategie

Un milione di pagine stampate. Per sei mesi, sette laser a colori si sono confrontate nella più difficile prova mai effettuata sulle stampanti. Il risultato? Uno spaccato interessante sulla prova di durata che fa luce senza pietà sui punti di forza e di debolezza delle stampanti in gara

La prova di durata delle laser a colori doveva dimostrare quale fosse l’affidabilità delle attuali unità, e quali i costi reali che deve sostenere il cliente. Il punto chiave del test è rappresentato dall’analogia con la pratica: è stato simulato uno scenario reale, ovvero stampare in fronte/retro e portare su carta circa 20.000 pagine al mese (circa 140.000 pagine al mese). Tutte le unità partecipanti possono essere collegate in rete ed equipaggiate con un’unità duplex. Inoltre per evitare che l’utente debba aggiungere carta ogni 15 minuti, i modelli provati dispongono di adeguati vassoi aggiuntivi. Nel laboratorio gli ingegneri hanno fatto attenzione che le stampanti si trovassero nelle condizioni di lavoro ideali, per esempio con la carta di buona qualità e stanze climatizzate. Le sette periferiche DIN A4, con più di 50 dB(A), producono un rumore di fondo penetrante, ma anche le normali dispersioni di calore non devono provocare problemi. Il gravoso carico e la durata del test ha comunque portato tutte le candidate ai limiti. Dopo sei mesi, nessuna delle stampanti è rimasta immune dai vistosi segni dell’usura. Il quantitativo dei fogli, pari a circa 4,2 tonnellate di carta, distribuito sulle sette laser a colori è infatti enorme e ha lasciato i segni su tutti i concorrenti che hanno preso parte alla prova: ruote dentate e cilindri di trasferimento rotti, tamburi usurati, vassoi della carta spanati, ma la lista degli acciacchi è ancora lunga.

I criteri di ammissione alla prova erano, fra gli altri, la stampa duplex, la possibilità di aggiungere un ulteriore vassoio per la carta e un volume di stampa mensile pari a 20.000 pagine. Hanno partecipato Hp, Konica Minolta, Kyocera, Lexmark, Ricoh, Samsung e Xerox mentre Samsung (modello) CLP- 550, però, ha partecipato fuori gara. La piccola stampante in realtà non è equipaggiata per un carico di 20.000 pagine al mese, ma costa anche molto meno delle altre. Nonostante questo, Samsung ha desiderato provare quanto a lungo questa unità sia in grado di reggere il confronto con le “grandi”. In termini di tecnologie di stampa, i produttori dei modelli in prova hanno quasi tutti un procedimento diverso per portare il colore perfettamente sulla carta. Il metodo più inconsueto arriva da Xerox: la Phaser 8400 usa un procedimento brevettato chiamato Solid Ink. L’inchiostro non si trova nelle cartucce, ma nei cosiddetti “stick”, dei cubetti che ricordano i mattoncini Lego colorati. Il vantaggio principale della tecnologia Solid Ink è la semplicità d’uso: invece di sostituire le cartuccia, l’utente deve soltanto aggiungere dei nuovi stick colorati nelle aperture corrispondenti e di tanto in tanto estrarre la cera con i residui dell’inchiostro da un cassetto di raccolta. Xerox sostiene che questo tipo di inchiostro è sicuro per la salute: i residui possono essere smaltiti nei rifiuti domestici senza problemi. In tal modo si evitano le fastidiose sostituzioni delle cartucce, che nel caso degli altri modelli concorrenti richiedono molto più tempo e lavoro. Le cartucce vuote devono essere smaltite separatamente oppure, ancora meglio, rispedite al produttore. Nonostante ciò la Phaser 8400n ha alcuni difetti: se per esempio si aggiunge del toner quando manca, l’unità completa il lavoro interrotto usando il nuovo toner e spinge la carta stampata nello sportellino aperto della cartuccia.

Nelle prove, inoltre, si sono dovuti registrare dei veri e propri guasti dell’hardware. Per esempio, dopo circa 23.000 pagine, il fotoconduttore magenta di Ricoh si è bloccato; secondo il tecnico intervenuto on site, decisamente troppo presto. Nel caso della Konica Minolta, la cartuccia del toner giallo ha smesso di funzionare in modo prematuro: non applicava più correttamente il toner e ha dovuto essere sostituita. Per un cliente, entrambi i casi sarebbero stati coperti da garanzia. Nella prova di stress duraturo, quasi tutte le laser a colori hanno comunque riportato conseguenze, per esempio denti rotti negli ingranaggi, nastri di trasferimento usurati o cartucce di toner fuori uso. Nella settima settimana di test la Samsung si inceppava già ogni dieci fogli stampati, perciò chi ha eseguito le prove ha avvisato il servizio di assistenza Samsung. Dopo quattro giorni lavorativi l’incaricato di Samsung è arrivato in redazione e ha esaminato scrupolosamente la laser a colori. La causa era un dente rotto negli ingranaggi dell’unità duplex che aveva paralizzato la stampante. Dopo avere sostituito l’unità duplex, la CLP500n ha ripreso a lavorare in modo affidabile, ma si sono verificati di nuovo inceppamenti della carta. La polvere di carta sospetta sull’unità finisher ha portato il tecnico sulla strada giusta. La polvere di carta, infatti, si forma a causa dell’abrasione nel motore di stampa. Più la qualità della carta è bassa, più aumenta l’abrasione. Tuttavia poiché la carta usata nelle prove è carta per laser ad alta qualità nel test l’abrasione è stata normalmente molto scarsa. Nel caso della Samsung, sono state riscontrate forti tracce di abrasione sulla carta uscita dall’unità finisher. La polvere della carta è problematica, perché si posa soprattutto sulla superficie ruvida dei rulli di gomma che trasportano i fogli attraverso il motore di stampa. La superficie di questi rulli è levigata per essere in grado di girare perfettamente, in modo paragonabile a un pneumatico sul ghiaccio. È sufficiente che la carta entri in modo leggermente storto per causare un inceppamento nel motore di stampa. Poiché l’ingresso dell’unità finisher non appariva in condizioni ottimali, il tecnico l’ha sostituita interamente ed ecco il risultato: da allora la Samsung funziona quasi senza inceppamenti. L’intervento era coperto dalla garanzia. Anche i tecnici di Lexmark si sono dati da fare, dal momento che è stato rilevato un difetto visibile nella qualità degli stampati. La C762dtn produceva su ogni foglio delle strisce verticali. È stato sostituito il nastro di trasferimento, anche in questo caso in garanzia, perché il componente ha ceduto troppo presto. La stampante Ricoh è rimasta ferma per più di una settimana, a causa dell’unità Pcu (Photo Processing Unit) difettosa. Tuttavia, grazie alla stampa affidabile e veloce, ha potuto compensare questa pausa involontaria e avanzare fino al secondo posto nella specialità “pagine stampate”. Nel caso della stmapante di Konica Minolta, in una settimana si sono guastate tre cartucce di toner, una nera, una gialla e una magenta. Il difetto era sempre lo stesso: nonostante la presenza di toner, questo veniva applicato in modo irregolare e il soggetto risultava stampato con colori errati. Konica Minolta ha verificato se si trattava di una partita di toner difettosi oppure se il guasto poteva dipendere dalla stampante.

Dopo sei mesi, già all’udito è evidente che le laser a colori non funzionano più in modo così efficiente come all’inizio. Tutti i motori di stampa alla fine cigolavano e scricchiolavano in modo più o meno rilevante. Nelle ultime settimane la stampante Kyocera ha richiesto molta attenzione: per esempio si è rotta un’asticella che l’utente deve estrarre per pulire le lenti, simile a quella usata per controllare il livello dell’olio nell’auto. Le asticelle per la pulizia sono di plastica sottile e fragile. È soltanto una questione di tempo: prima o poi l’utente si trova in mano i frammenti. Purtroppo la Kyocera, senza l’asticella di pulizia inserita, non stampa più, vale a dire che un componente dal valore di pochi centesimi causa l’avaria totale di una costosa laser a colori. Il tamburo, invece, si è rivelato il tallone d’Achille della Ricoh: provocava la formazione di righe evidenti sugli stampati. Anche se si tratta di un componente consumabile, a detta del tecnico Ricoh, si è usurato prima del previsto. In fatto di inceppamenti però la Ricoh non ha dato difficoltà. Insieme alla Hp, la Xerox si è dimostrata tra le periferiche più affidabili. Rispetto alla concorrenza, gli interventi di manutenzione sono stat
i minimi, si è dovuto sostituire più volte soltanto il rullo di pulizia. I rumori del motore di stampa però tradiscono l’usura meccanica della Xerox: al termine del test la stampante Solid Ink lavorava in modo decisamente meno silenzioso rispetto ai primi tempi.

Se la Xerox Phaser 8400n convince anche in fatto di semplicità d’uso, mentre nel caso della Kyocera, la sostituzione del toner richiede una pulizia impegnativa. Secondo il manuale, a ogni sostituzione si devono pulire il filo corona, l’unità cartridge, la barra dei Led e il rullo di trasferimento – un’operazione che dura 15 minuti. La situazione appare notevolmente più rilassata per la Konica Minolta. Il produttore non prescrive alcuna operazione particolare di pulizia, la quale deve essere eseguita semplicemente quando l’utente non è più soddisfatto del risultato di stampa. Tuttavia non solo le cartucce devono essere sostituite regolarmente, ma anche i contenitori per il toner residuo, nei quali si depositano i componenti del toner che non possono essere stampati. Anche qui Xerox mostra il suo lato pratico: nei contenitori sono state trovate soltanto alcune tracce di cera. La Kyocera FS-C5030N invece, per 13.000 pagine stampate, ha prodotto ben 1,1 Kg di toner residuo. Il motivo: il toner di Kyocera contiene una sostanza abrasiva, che serve a levigare la dura lega ceramica del tamburo. In tal modo si garantisce l’applicazione regolare del toner sulla carta.

Di fatto, non c’è un vero e proprio vincitore della prova, vista anche l’originalità dei test eseguiti, e quindi una “scelta della redazione” avrebbe poco senso. In pratica alcune stampanti si sono comportate meglio di altri in alcuni casi, e peggio in altri. Vediamo, quindi, quali sono stati i pregi e i difetti dei vari modelli. Se si considerano anche i costi di utilizzo, ad aggiudicarsi il primo posto è la stampante Kyocera. Grazie a un tamburo dotato di un rigido rivestimento in ceramica, la stampante di questo produttore ha ottenuto buoni risultati con il minimo di usura. Anche il toner è conveniente. Unico neo: durante il funzionamento della stampante sono richiesti importanti interventi di cura e manutenzione. Tra le stampanti in grado di assorbire i maggiori carichi di lavoro si sono distinti i modelli di Hp e Xerox, che hanno rispettato i volumi di stampa previsti senza inconvenienti. La stampante Hp ha guadagnato punti grazie alla sua robustezza. Non è la più veloce tra quelle provate ma è comunque molto affidabile. I costi del toner sono piuttosto elevati poiché il tamburo è già incluso nella cartuccia. La macchina di Xerox si è dimostrata molto robusta e con una tecnologia di stampa innovativa. Vantaggi: grande semplicità di utilizzo e numero limitato di componenti soggetti a usura, mentre gli aspetti negativi sono legati essenzialmente ai costi del toner che sono superiori alla media. La Konica Minolta, invece, ha assicurato all’inizio della prova la migliore qualità di stampa. Tuttavia, durante i test questa periferica ha avuto diversi problemi a livello di hardware. Le cartucce di toner sono risultate essere costose per il fatto che il tamburo è già integrato. Il modello Lexmark si è dimostrato veloce e robusto, consigliato per gruppi di lavoro di medie dimensioni. Punti di forza: facilità di utilizzo e prestazioni di stampa: la Lexmark ha stampato il maggior numero di pagine. Punto debole, invece, l’alimentazione carta. Anche i costi netti del toner sono superiori alla media. La stampante Ricoh ha una cospicua riserva di toner e pertanto risulta facile da mantenere. Altro aspetto positivo è la velocità della stampa duplex. Tuttavia, l’usura del tamburo fa salire notevolmente i costi di stampa. La stampante per postazione singola che è stata testata fuori concorso è la Samsung. Facile da usare, garantisce un’immagine corretta. Se si superano le 100 pagine al giorno, è da considerare sovraccaricata. In sostanza è adatta soltanto a piccoli gruppi di lavoro.