Tavola rotonda Symantec: Fare business con il cloud? Tante parole e altrettanti problemi

Mercato

Durante la tavola rotonda Symantec, Luca Brandi e Massimiliano Bossi, rispettivamente Enterprise Distribution & Smb sales director regione mediterranea e Sb channel manager di Symantec, si sono confrontati con Acs Data System, Informatica System, Italdata, Readytec, Venco Computer e Zerouno Informatica

Non è ancora tempo di parlare di cloud computing. O meglio se ne discute ma sul cloud l’aria non è troppo serena. Forse complice l’incertezza insita in un sistema di ‘stoccaggio’ considerato poco sicuro dei dati lontano dalla sede aziendale e complice l’arretratezza italiana in fatto di banda larga e fibra ottica.

Rivenditori e vendor a confronto, in casa Symantec durante una tavola rotonda organizzata dal vendor per mettere a confronto le idee di mercato del vendor che si occupa di sicurezza e sei rivenditori geograficamente dislocati da nord a sud del nostro paese, invitati presso la sede di Segrate, alle porte di Milano,  da Symantec. Da Cuneo a Torino, per passare da Brescia, dal Trentino a Siena fino a Pescara.

Sei rivenditori, con una storia ultraventennale alle spalle, che hanno portato la loro testimonianza e la loro storia sul territorio in cui operano. Come da alcuni anni a questa parte, i temi del finanziamento, della marginalità e del rapporto con i distributori e con i vendor l’hanno fatta da padrone, con un’accezione: il cloud computing e il cambiamento che potrà portare nel ruolo di questi attori sul mercato, una volta che sarà operativo al 100%. Questi operatori devono affrettarsi al cambiamento, come hanno affermato alcuni analisti durante l’ultima edizione di Distree XXL 2011, altrimenti sono destinati a morte certa.

Per ora, a detta dei rivenditori, le incertezze sono tante. Symantec, dal lato suo, aveva annunciato alla fine dello scorso anno per bocca di Luca Brandi, Enterprise distribution & Smb sales director della Symantec Mediterranean region, l’approccio al cloud computing. “Il cloud in alcuni ambiti sarà il futuro –aveva detto Brandi -.  Noi stiamo facendo piccoli passi per capire come impostare un programma apposito, perché il prossimo anno (2011, ndr) il contratto con la distribuzione prevederà anche la nostra offerta cloud”.

Ma torna a galla un altro fenomeno, tutto italiano, quello della banda larga e della scarsa penetrazione di Internet nelle famiglie. A pochi mesi dal pensionamento del Decreto Pisanu, dice ITespresso.it un’analisi di Enter, operatore Tlc del gruppo Y2K, conta gli hot-spot pubblici in Italia: ammontano a 5.097 unità, duemila meno rispetto a Turchia e 1.300 meno che a Taiwan. Il WiFi non decolla neanche in alcune regioni a vocazione turistica, ma sono concentrati in Lombardia (26%), Lazio (13,1%), Emilia-Romagna (10,1%), Toscana (8,6%) e Veneto (7,1%). Nel rapporto tra popolazione residente e punti di accesso WiFi, vincono il Trentino Alto Adige (un hot-spot ogni 6.387 abitanti), e a ruota Lombardia e Lazio.

L’Italia registra ancora una volta il Digital Divide dal resto del mondo. In Gran Bretagna ci sono 113mila hotspot, e l’Italia è 14esima, superata anche da Turchia (decima) e da Taiwan (11esima). Il Sud è in grande ritardo, mentre la maglia nera del Nord è il Piemonte con un punto accesso Wi-fi a Internet ogni 18.682 abitanti. Invece al Sud la migliore è la Sicilia con un hotspot ogni 17.883 residenti.

Insomma, da Nord a Sud la situazione non è uniforme, oltre al fatto che in Italia esistono anche le regioni a statuto speciale, come il Trentino Alto Adige rappresentato alla tavola rotonda, da Mauro Gottardi, direttore della filiale di Trento di Acs Data System. “Sul problema della connettività la Pa locale ha spinto molto. Basti pensare che la provincia di Trento ha stanziato 140 milioni di euro per cablare la provincia ed entro il 2018 c’è la volontà di cablare casa per casa”, ha detto.

Dall’altro lato, il rappresentante abruzzese, Umberto Pazienza, responsabile rapporti large account di Italdata di Pescara ha testimoniato sia le difficoltà di parlare di banda larga al sud sia di come la mentalità delle imprese clienti sia differente e, quindi, quanto sia ancor più complicato parlare di cloud computing alle imprese del sud. “Noi facciamo solo il cloud legandolo al disaster recovery. A Pescara non esiste il cloud e siamo lontani dal poter pensare di gestire una struttura attraverso il cloud. E poi – spiega  Pazienzapiù si va al sud più le imprese sono padronali e preferiscono tenere le infrastrutture (server ecc.) presso le loro strutture”.

Della stessa idea è Gottardi che, in tema di cloud, non si deve dimenticare il tempa del “gusto del possesso. L’italiano vuole possedere. In questo vedo più lunga la presa di posizione nel nostro paese del cloud computing”.

Un altro partner intervenuto alla tavola rotonda è concorde con quest’idea. Leonardo Iaconi, responsabile ufficio acquisti di Readytec, società con sede a Siena, sottolinea come sulla “virtualizzazione le aziende siano alla finestra. In Italia – anticipa – è troppo presto per parlare di questi temi. Parlare di cloud e di virtualizzazione significa, per le aziende, riduzioni di costi. Ma la privacy dove la mettiamo? La legislazione e l’aspetto psicologico? Noi fatichiamo a capire il senso di tutto ciò come facciamo a spiegarlo ai clienti e portare loro esempi concreti dei benefici?”, si domanda Iaconi.

Brandi precisa che per il momento di cloud se ne parli ma prima di tutto bisogna parlare di altre tecnologie che evolvono nel mercato come la mobility e la virtualizzazione. E la copertura di banca non è un fenomeno da trascurare, purtroppo è tutto italiano. Sergio Blengini, presidente del consiglio di amministrazione di Informatica System sottolinea i problemi di copertura di banda e Giancarlo Gervasoni, presidente e azionista di Zerouno Informatica incalza. “La banda non è adeguata – fa sapere Gervasoni –perché le aziende non sono dislocate in città per cui non riescono a parlare di cloud. In secondo luogo, i clienti sono in balia di una contrattualistica non flessibile”.

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