Tv via Internet: ancora un mercato agli albori

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Fastweb ha dato il via cinque anni fa all’Iptv, ora altri operatori si stanno
affacciando sul mercato. Gartner però disegna un quadro europeo che, dal punto
di vista del giro d’affari, avrà qualche difficoltà a competere soprattutto con
Pay Tv e televisione tradizionale. Nessuno in questo momento ha la bacchetta
magica per capire come andrà a finire…

L’Iptv è decollata ma il fatturato resterà al palo. È questo, in sintesi,
quanto gli analisti di Gartner mettono nero su bianco a proposito di Tv sulla
banda larga della rete fissa. L’Iptv è stata analizzata dalla società che
prevede, in Europa, una crescita di quasi il 60% entro il 2010 (da 1,7 milioni
di utenti del 2005 a 16,7 milioni nei prossimi quattro anni). Tuttavia, la
società di ricerca fa notare che questa massiccia crescita di utenti non
corrisponderà, per i provider, a un’altrettanta robusta salita del fatturato
perché le società saranno obbligate ad adottare una politica di taglio dei
prezzi. Per poter competere con i più consolidati servizi di Pay Tv e di Tv
tradizionale, i carrier dovranno puntare sul prezzo basso e sui bundle, allo
scopo di incentivarne l’adozione. Gartner stima il giro d’affari per quest’anno
intorno ai 336 milioni di euro mentre per il 2010 non sarà superiore ai 3
miliardi di euro. ?Le grandi società di telecomunicazione europee, tra cui
Telecom Italia – spiega Adam Daum, Research Vice President – Media Segment
Gartner – stavano cercando di lanciare l’Iptv da tanto tempo e avevano capito i
benefici che avrebbe portato, a livello di servizi televisivi, lo sviluppo di
questo business via Internet. Dallo scorso anno le prime cinque società di
telecomunicazioni europee hanno deciso che era giunto il momento di puntare su
questo servizio e si sono date da fare in maniera massiccia?. E sono partite le
sperimentazioni. Dal 2005 sono partiti i primi tentativi ma, ancora oggi, la
situazione non sembra ancora troppo visibile, se non per Fastweb e Telecom
Italia. L’ offerta commerciale del primo operatore vede circa 160 mila abbonati
tv tra fibra e Adsl, mentre Telecom Italia, dopo una prima fase di start up ha
dato il via ad Alice Home Tv che copre, al momento, 21 città. Questo almeno per
l’utenza residenziale. La stessa Telecom Italia con la Camera di Commercio di
Milano ha aperto le danze, per ora in via sperimentale, alla tv via Internet
dedicata alle imprese. Il servizio, Impresalive.tv ?darà spazio alle imprese che
– si legge in una nota della società – potranno accedere a contenuti realizzati
su misura, lanciare un’idea, raccontare un’esperienza o promuovere le proprie
attività in sezioni dedicate. Con l’introduzione di nuove funzioni interattive,
sarà possibile personalizzare la programmazione e accedere a canali tematici di
approfondimento. Impresalive.tv consentirà anche di utilizzare sms e mms per
essere sempre informati sui programmi e partecipare direttamente ai dibattiti?.
Conferme circa una situazione che ancora stenta a decollare arrivano anche dalle
previsioni 2006 di Deloitte Touche Tohmatsu per il settore Tmt (technology,
media e telecommunications). Secondo la ricerca, il segmento della mobile Tv
delude. Nonostante sia stata annunciata come una novità per il futuro – spiega
la società – e siano stati investiti decine di milioni di dollari, ?il consenso
dei consumatori tarda ad arrivare?. Allo stesso tempo, prosegue la ricerca,
anche la radio seguirà la televisione nello sviluppo del suo business model e
passerà dalla dipendenza dalla pubblicità alla dipendenza dagli abbonati
fornendo maggiore flessibilità ai clienti e nuove opportunità ai fornitori.
?Nuovi meccanismi – si legge in una nota di Deloitte – come i servizi collegati
a Internet saranno proposti al mercato. Attualmente negli Stati Uniti ci sono
oltre 12 milioni di utenti abbonati alla radio via satellite, con una crescita
stimata per la fine del decennio del 35%?. Questo per quanto riguarda il mercato
americano, ma Gartner fotografa il mercato europeo Paese per Paese. Nell’ambito
Iptv il più avanzato è e sarà la Francia che per la fine di quest’anno si
porterà a casa circa la metà del mercato complessivamente considerato. I tre
maggiori operatori: France Telecom, Free Telecom e Neuf Telecom hanno già circa
280 mila clienti Iptv. Per i nostri vicini di casa la scommessa si chiama
appunto Free Telecom e l’obiettivo era quello di riuscire a mantenere un buon
posizionamento sul mercato anche dopo l’ingresso di France Telecom. I dati 2005
sembra abbiano dato ragione a Free Telecom che ha continuato l’ ascesa e la tv
rappresenta il suo punto di forza. L’ operatore si è aggiudicato ricavi per
oltre 700 milioni di euro con una crescita prossima al 50%, un margine operativo
lordo doppio rispetto a due anni fa e un utile netto cresciuto di oltre il 50%
rispetto al 2004. Gartner disegna per la Gran Bretagna una situazione in
crescita almeno fino al 2010 ma, a oggi, il dato relativo agli abbonati è
bassissimo. Si calcola che questi siano 75 mila ma potrebbero diventare quasi 2
milioni nel giro di quattro anni. Un dato comunque che non gratifica Gartner la
quale pone l’accento sul fatto che in quel Paese, l’incidenza delle Pay Tv e di
Sky giocano un ruolo importante per essere scalfiti dall’Iptv. Fanalino di coda
e inquadrato come mercato a basso potenziale è quello della Germania. Gartner
disegna così questa nazione ?a causa’ della buona qualità dei servizi televisivi
gratuiti. Tornando all’Italia, l’apripista è stata Fastweb. Dalle pagine del
Sole 24 Ore del 20 aprile scorso, l’Amministratore Delegato della società,
Stefano Parisi sosteneva: ?Da cinque anni a questa parte abbiamo aperto la
strada a tutti. E oggi con 160 mila abbonati siamo la seconda Iptv al mondo. Ben
vengano quindi gli altri, fino alla formazione di un mercato su base nazionale e
continentale. L’ autentica novità è la crescita di un consumo televisivo sempre
più differenziato. Ogni abbonato su Fastweb spende in media 300 euro all’anno
per i servizi tv. E gran parte di questi vanno alla ricerca di film o programmi
altrimenti introvabili, di nicchia. Alla fine tutte queste nicchie formano una
massa critica anche di culture diverse?. ?Risulterà vincente il modello ibrido,
non sono due tecnologie separate: la piattaforma Ip rispetto al digitale
terrestre o al satellite. C’è la banda larga sul canale di ritorno che dal 2001
– spiega Paolo Agostinelli, Responsabile Media e Tv di Fastweb
– ci consente di dare video on demand. Lo scenario che prospettiamo è il più
possibile aperto alla luce della compatibilità tra le piattaforme, lasciando
libertà agli utenti di scegliere. Esemplificando direi che non si tratta di una
torta da dividere in tre, c’è posto per tutti, purché ci siano accordi il più
possibile intelligenti, lungimiranti e non miopi?, conclude Agostinelli.

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