Var Group annuncia il ritorno nel mondo delle start up

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Var Group lancia la sfida sul cloud, sull’outsourcing, sul marketing, mobilità, analitycs e annuncia il ritorno nel mondo delle start up, come 15 anni fa

Var Group lancia la sfida sul cloud, sull’outsourcing, sul marketing, mobilità, analitycs e annuncia il ritorno nel mondo delle start up, come 15 anni fa.

Giovanni Moriani, amministratore delegato di Var Group, snocciola queste informazioni dal palco della conferenza organizzativa 2012 tenutasi il 22 e il 23 novembre scorso a Viareggio.

Giovanni Moriani

Moriani, dopo aver spiegato che le soluzioni applicative tecnologiche sono quelle che da sempre portano fatturato a Var Group, ha sottolineato come “il terreno di sfida oggi sia racchiuso dentro due sezioni parallele: funzionale e metodologica, nelle quali parliamo di cloud, outsourcing, marketing, mobility, analitycs. Nel 2010 – ricorda Moriani – il nostro fatturato era suddiviso al 42% tra software applicativo e servizi mentre il resto era hardware , in due anni siamo cresciuti del 38% ma non in maniera lineare: 24% hardware, 57% middleware, 50% software applicativo e servizi. Oggi, Var Group– spiega Moriani – fa circa il 30% di tecnologia reale e il 701% servizi. Se analizziamo il mercato, possiamo osservare come al centro ci siano le soluzioni tecnologiche e applicative e attorno due sezioni parallele, una di carattere funzionale e una metodologica. Funzionale dal supporto del marketing dell’azienda e poi richieste di mobilità e gestione del business laddove ci sia necessità e, in più, analitycs in tutti i livelli. Dall’altra parte – spiega l’amministratore delegato di Var Group – la parte metodologica. Sul cloud ci stiamo puntando da almeno due anni e poi crediamo all’outsourcing perché abbiamo richieste. Oggi cerchiamo di osservare e analizzare questi punti dando per scontato che le soluzioni applicative tecnologiche, ancora oggi, ci portano fatturato, ma il vero terreno di sfida sono le due sezioni funzionale e metodologica”.

A maggio scorso, Var Group ha annunciato l’evoluzione dell’offerta per community, identificandole nel nome con un my (my var, my cloud, ecc.) davanti alla stessa offerta. Insomma, Var Group ha spiegato l’evoluzione dell’offerta dal cloud all’help desk fino allo smart service.

Per quanto riguarda il cloud, Pietro Jacasssi di my cloud network ha spiegato: “Da un anno e mezzo sto lavorando con Var Group – afferma – dove abbiamo definito e lanciato il progetto. L’offerta vuole essere una sorta di facilitatore per passare da un’offerta di tecnologia più artigianale a una più industriale poi ci sono altri partner che hanno differenti esigenze applicative e altri ancora che lavorano con noi perché sanno erogare il cloud. Oggi abbiamo in casa 340 progetti sul cloud. Dal mercato – spiega Jacassi – non siamo più visti solo come venditori di tecnologia ma venditori esperti di valore. L’incidenza del numero dei progetti è importante. Lo scorso anno sono arrivati cinquanta progetti e oggi siamo già a quota 58, sempre in crescita, possiamo sicuramente affermare che abbiamo superato il dato dello scorso anno”.

Per quanto riguarda my smart services, è Claudio Nardi che spiega che, oltre alla precedente responsabilità in ambito marketing, gli è stato chiesto di lanciare my smart services. “Dovremmo andare live il prossimo gennaio con un progetto – spiega Nardi – mentre a luglio è partita la community. Il concetto di mobilità rappresenta un fattore importante ma ancora di più il concetto di community dove si parte da una comunità dove tutti possono esprimere un parere sul progetto e insieme si costruisce la strategia”, dice Nardi.

Dopo aver citato gli ultimi casi di successo con my italian style, capitanato da Matteo Neuroni (Dsquared2, Calvin Klein group e Moncler) e di my media style con Paola Castellacci (caso di Pakerson, azienda fiorentina di calzature di lusso), Moriani ha ripreso le fila di un discorso naufragato, ma di lunga durata, almeno 15 anni, nell’universo di Var Group: le start up. “Fino a 15 anni fa crescevamo anche grazie al lancio di start up – spiega Moriani – poi pian piano abbiamo allentato e rallentato il colpo, ma oggi dobbiamo tornare a riflettere”.

“Come Var group ci siamo concentrati su un progetto di espansione territoriale basato sull’offerta ai nostri clienti di un presidio tecnico e commerciale e contemporaneamente siamo defocalizzati. Da un anno e mezzo – spiega Fabio Falaschi, di Var Groupabbiamo intensificato i contatti con università e i loro incubatori proprio in quest’ottica e siamo rimasti colpiti per la vivacità di idee”.

“Il fenomeno delle start up non è solo locale, ma nazionale – spiega Alessandro Giari, presidente del polo tecnologico di Navacchioma il problema è che mancano ancora gli strumenti per fare in modo che la start up cresca e diventi una società a tutti gli effetti e non vogliamo che i ragazzi che hanno idee si disperdano”.

“Per l’Università di Firenze si tratta di un percorso nuovo. Creare un incubatore e dare un’opportunità ai giovani imprenditori e neolaureati per un periodo di pre-incubazione per dare la possibilità di creare una start up è un fenomeno attivo da circa un paio d’anni. A oggi – spiega Paolo Nesi, docente dipartimento di sistemi e informatica all’università di Firenzeabbiamo circa 35/40 progetti l’anno”.

“Da quando abbiamo intensificato i rapporti con le università ci siamo preoccupati di stabilire una relazione organica e – spiega Falaschi – lanciato progetti di collaborazione con università di Venezia e aderito al bando unico sul cloud e al bando unico sulle smart city. Facciamo sempre attività di scouting, specie su progetti relativi al mobile app, per esempio”.

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