Veeam, Cio in difficoltà sulle disponibilità di dati alle aziende

Strategie

Secondo i risultati del Veeam Data Center Availability Report 2014, le aziende perdono molti soldi a causa di interruzioni nei servizi di disponibilità dei dati. L’82% dei Cio non soddisfa le necessità di business della propria azienda. Più del 90% dei Cio è sotto pressione sia perché deve recuperare i dati più velocemente, sia perché deve procedere al backup dei dati più spesso

Cio sotto pressione. Secondo i risultati del Veeam Data Center Availability Report 2014, le aziende perdono molti soldi a causa di interruzioni nei servizi di disponibilità dei dati. A tutto questo fa seguito la difficoltà dei Cio, circa l’82% degli intervistati, di non essere in grado di garantire alla propria azienda l’accesso immediato e continuativo ai servizi It.

Secondo i principali risultati del report l’82% dei Cio non soddisfa le necessità di business della propria azienda. Più del 90% dei Cio è sotto pressione sia perché deve recuperare i dati più velocemente, riducendo l’impatto finanziario del downtime non pianificato, sia perché deve procedere al backup dei dati più spesso, riducendo il rischio di perdita dei dati.

Luca Dell'Oca, Veeam
Luca Dell’Oca

Secondo il report di Veeam, tra i motivi per cui i Cio sono sotto pressione ci sono le interazioni più frequenti e in tempo reale tra i clienti, i partner, i forniori e i dipendenti (65% degli intervistati), la necessità di accedere ad applicazioni su fusi orari diversi (56% del campione); l’aumentata adozione dei device mobili (56%), il fatto che i dipendenti lavorano al di fuori del normale orario di lavoro (54%) e un maggiore livello di automazione del processo decisionale e delle transazioni (53%).

Il downtime non pianificato è alla base dell’aumento dei costi secondo il report. In particolare, il downtime non pianificato delle applicazioni si verifica più di una volta al mese (13 volte l’anno) e costa a un’organizzazione tra 1,4 milioni e 2,3 milioni di dollari l’anno in fatturato perso, produttività diminuita e mancate opportunità.

Inoltre, un ripristino dal backup ogni sei fallisce, il che vuol dire che con 13 incidenti di downtime delle applicazioni all’anno, i dati verranno persi permanentemente almeno due volte. Questi dati persi costano alle aziende un minimo di 682.000 dollari l’anno. Infine, le organizzazioni stanno anche rischiando tra 4,4 milioni e 7,9 milioni di dollari in dati di applicazioni persi per incidenti di downtime ogni anno. Le aziende stanno già chiedendo una maggiore disponibilità di dati. Tuttavia, i dipartimenti IT superano di oltre un’ora il recovery time objective (RTO) che le loro aziende richiedono per i dati mission-critical e sono più di 2,5 ore lontani dagli standard dell’always-on fissati dalle moderne soluzioni di disponibilità dei dati.

Elemento ancor più preoccupante, le aziende eccedono di 1,5 ore il recovery point objective (RPO) necessario – ovvero, quanto spesso viene fatto il backup dei dati –e registrano un divario di 4,5 ore dai moderni standard dell’always-on. Relativamente al mercato italiano, i numeri sono generalmente in media con i risultati generali. “Vi è volontà di aggiornamento a mio vedere: a fronte di un minor numero di azioni di ammodernamento già effettuate (20% contro 25% di media) molte di più sono in corso (64% rispetto al 56% di media), segno che i Cio italiani stanno reagendo forse anche più di altri per far fronte all’availability gap”, spiega Luca Dell’Oca, Emea Evangelist di Veeam Software.

E il motivo è evidente nei dati su RPO e RTO: “I rispondenti italiani hanno evidenziato, complessivamente, la peggiore performance per quanto concerne i tempi di ripristino (RTO) di applicativi critici (5,3 ore contro 2,86 di media), con un gap medio di 1,6 ore rispetto agli obiettivi prefissati. Anche i tempo di protezione (RPO) si rivelano critici, facendo segnare il secondo peggior risultato dopo la Germania per gli applicativi critici e di gran lunga il peggiore per quelli non critici. I due valori combinati indicano chiaramente che le tecnologie in uso attualmente non sono sufficienti, e vanno ammodernate. I CIO ne sono perfettamente al corrente, se la percentuale di essi che ha ammesso l’esistenza di un “availability gap” è dell’80%, comparato con una media dell’82%”, continua Dell’Oca.

Con quali budget è possibile ammodernare la propria infrastruttura? “Pur nelle ristrettezze economiche del panorama finanziario attuale, il budget a mio avviso va ricercato nei possibili risparmi creati con la riduzione delle perdite economiche causate dai downtime: un incidente in Italia, contando i lunghi tempi di ripristino di cui sono capaci le attuali infrastrutture, può costare a un’azienda fino a 1.3M di dollari. Con 17 fermi all’anno, la perdita complessiva può potenzialmente superare i 22M di dollari. Adottando una soluzione in grado di ridurre i tempi di RTO e RPO a 15 minuti, gli stessi numeri potrebbero essere ridotti a circa 14M, sempre contando 17 incidenti per anno, anche se il numero stesso potrebbe ridursi grazie ad una migliore tecnologia. Il risparmio economico è tale da generare il budget necessario per le attività di ammodernamento. Con queste premesse, e le pianificazioni in atto da parte dei CIO, mi attendo a fine 2015 di vedere un miglioramento nei numeri ottenuti dal sondaggio, Italia compresa”, conclude Dell’Oca.

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