VIDEO TEST: Canon PowerShot G11

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Una fotocamera compatta ideale per tutti gli utilizzi, adatta anche per i professionisti che desiderano un secondo corpo macchina per le ‘istantanee’. Robustezza e flessibilità di utilizzo sono i punti di forza

Le fotocamere compatte non sono figlie di un ‘dio minore’ e non è vero che una reflex è sempre migliore di una compatta.
PowerShot G11 ne è l’esempio. Disponibile a un prezzo intorno ai 450 euro, non nasconde già a prima vista le sue migliori qualità, a partire dalla scelta dei materiali (per un peso di circa 360 grammi e guscio e telaio in metallo), dalla disposizione dei comandi, dalle caratteristiche tecniche che fanno davvero somigliare la G11 a una piccola reflex portatile. Senza considerare poi la possibilità di utilizzarla sia con un teleconverter che con altri accessori a slitta.

PowerShot G11 è una fotocamera con sensore da 10 Megapixel (1,7 pollici). Funziona con processore Digic 4 e monta un’ottica zoom equivalente, in formato 35 mm, a un 5x (28-140mm), in grado di estendere la propria capacità di ripresa in digitale fino a 20X. La messa a fuoco è TTL e il sistema di misurazione AF può elaborare dati in 9 punti con il sistema Face Detection. L’autofocus consente la scelta tra modalità singola, continua e Servo AF/AE. La distanza minima di messa a fuoco è di 1 cm. I file vengono salvati sia in JPG che in formato RAW e i video in formato MOV. Sono consentiti circa 400 scatti alla massima qualità con una carica della batteria e fino a 420 minuti di ripresa video. La fotocamera registra le immagini su schede di memoria SD, SDHC, MMC, MMCplus, HC MMCplus.

Dimensioni ridotte, robustezza degna delle reflex prosumer. PowerShot G11 è il secondo corpo macchina ideale anche per i professionisti

E’ l’analisi della disposizione dei sistemi di controllo a svelare le altre qualità di Canon PowerShot G11. Sul profilo superiore sono presenti ben quattro ghiere: a sinistra quella per controllare la compensazione dell’esposizione, quella per gestire velocemente la sensibilità ISO (da 80 a 3200 più Auto e fino a 12.800 ISO in modalità di ripresa Luce scarsa), quella per scegliere la modalità di ripresa sia con le scelte di scene preimpostate, sia con le priorità (Tempi, Diaframmi), sia Manuale, Auto e Program, per concludere con le due modalità preimpostabili dall’utente. Inoltre sono predisposte la modalità di ripresa a basse luci, quella per i soggetti in movimento e le riprese video, l’ultima ghiera è semplicemente lo zoom appena sotto il pulsante di scatto. Sul bordo superiore trovano anche spazio una slitta per il flash professionale e l’interruttore di accensione.

 

PowerShot G11 sul dorso superiore offre le ghiere tipiche di fotocamere di alto livello, da qui è possibile gestire sia la sensibilità ISO che la compensazione dell’esposizione

Il dorso ospita il display (2,8 pollici) con angolo di rotazione fino a 270 gradi, ideale per ogni angolazione di ripresa, insieme al mirino ottico (semplice ma utile soprattutto per le istantanee veloci). Sono sul lato posteriore tutti gli altri comandi: il tasto funzione, quello per attivare e disattivare il display, quello per accedere al Menu, ma anche il pulsante di blocco dell’esposizione e per la visualizzazione degli scatti. Tramite una sorta di Jogshuttle composto da due selettori e una ghiera è possibile attivare opzione Macro, controllare il Flash, l’autoscatto e l’opzione Manual Focus.

Sul dorso un jog shuttle a tre livelli: FuncSet, il controllo Macro-Flash-Autoscatto-ManualFocus, la ghiera per settare i parametri una volta aperto il Menu

Se in modalità di ripresa si preme il tasto FuncSet, si accede direttamente ai parametri di impostazione rapida: la qualità degli scatti, il formato, il bilanciamento del bianco, ma anche la funzione di Bracketing, l’impostazione di filtri colore.

Da un punto di vista funzionale non manca praticamente nulla per soddisfare le esigenze dei fotoamatori più evoluti. E’ vero che, pur con un’ergonomia complessiva più che soddisfacente, ci si accorge che tanti comandi sono concentrati in pochissimo spazio e quindi bisogna prendere confidenza nel tempo con la fotocamera per non premere un tasto per un altro. E forse si poteva fare meglio per quanto riguarda la levetta dello zoom di cui può sfuggire il controllo a una presa insicura.

 

Piccoli limiti a fronte di tantissimi pregi. Tra cui, non ancora citata, la connettività Hdmi oltre a quella USB con il computer e le stampanti. La cura per i dettagli è tipica già del mondo delle reflex Canon: il mirino ottico posteriore prevede la correzione diottrica, la prontezza all’accensione è notevole, così come la velocità della messa a fuoco, direttamente confrontabili certamente con le reflex entry level e qualche prosumer. Nessun rilievo anche per quanto riguarda le riprese.

 

La comodità del display orientabile, per quanto NON LiveView, è impagabile. Soprattutto quando è necessario scattare con discrezione, oppure quando è necessario tenere lontano la fotocamera dal corpo del fotografo. Per esempio durante i concerti

 

Canon PowerShot G11 si è dimostrata all’altezza sia in situazioni fotografiche con basse luci e con i contrasti ridotti al minimo – occasioni in cui ha comunque mostrato precisione di messa a fuoco e corretta valutazione tonale – sia nelle riprese all’aperto dove a ISO 80 la fotocamera offre il meglio di sé.
L’escursione focale ampia, considerato che la PowerShot G11 offre un vero grandangolare da 28mm ci ha soddisfatto. La lievissima distorsione delle immagini non pregiudica i vantaggi di quest’ottica, senza considerare poi che la possibilità di smontare l’anello attorno all’obiettivo consente il montaggio anche di lenti addizionali. Un ultima nota sul bilanciamento del bianco che tende a mantenere molto caldi i toni anche sotto la luce artificiale. Ottime le perfomance dello stabilizzatore, scatti multipli consentiti ma, questi sì, con cadenza limitata a circa uno scatto al secondo.

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