Whitman (Hp) e Mayer (Yahoo): al timone con un mare in burrasca

Strategie

Hp e Yahoo sono capitanate da due top manager accomunate da una situazione molto simile: Whitman (Hp) ha appena annunciato la scissione dal primo Novembre 2015, Mayer (Yahoo) è alle prese con lo split di Alibaba. Abbiamo cercato di analizzare gli scenari

Due donne al comando di due società, così lontane ma così vicine, specie in questi ultimi anni. Stiamo parlando di Hp e di Yahoo. Due aziende che vedono al loro comando Meg Whitman (Hp) arrivata nel 2011 al comando della società madre di tutte le startup della Silicon Valley e, già all’epoca, la sua nomina fu vista dagli analisti con qualche punto interrogativo.

Tra le maggiori critiche che vennero rivolte all’ex capo di eBay c’era quella di non essere focalizzata sul segmento enterprise. Dal ’98 al 2008, quando lasciò il timone di eBay, Whitman portò la start-up delle aste online da 640 dipendenti nel 1999 a diventare un colosso dell’e-commerce con 15.000 dipendenti nel 2007. eBay fattura 9,2 miliardi di dollari all’anno.

Meg Whitman, Hp, ceo, shutterstock
Meg Whitman

Sterne Agee riteneva che Whitman fosse stata una brava manager a portare eBay da start-up a colosso dell’e-commerce, ma non avesse esperienza nel mercato enterprise, un mercato essenziale per Hp. Forrester Research affermava che “il forte customer brand di Hp sia stato danneggiato dalle incertezze del Board e dal valzer di ceo (otto dal 1999, di cui due cambi in un solo anno). L’azienda si trova in difficoltà strategica. L’acquisizione di Autonomy era una buona strategia, ma è stata strapagata. Hp ha forti tecnologie enterprise nei data center e nel software delle infrastrutture, ma non ha differenziato i servizi enterprise. Hp ha ancora la possibilità di diventare leader nel cloud enterprise come ancora di grandi ecosistemi di prodotti e servizi“.

Esprimeva scetticismo Collins Stewart, che imputava a Whitman due lacune: “non ha mai condotto al vertice una società delle dimensioni di Hp e non si è mai focalizzata sul mercato enterprise”. Jeff Nolan di Venture Chronicles era stato più drastico: Whitman conosce lo zero percento del mercato di Hp e Barclays esprimeva pessimismo: crede che “Dell e Apple possano approfittare delle difficoltà di Hp, mentre NetApp ed Emc potrebbero trarre vantaggio nel mercato storage (dove Hp è il numero quattro per ricavi da storage esterno); nei servizi Ibm potrebbe vedere il suo outsourcing vincere su Hp”.donne, manager, donne manager, conti, bilancio@shutterstock

La notizia di questi giorni, quella che riguarda la scissione di Hp, fa venire in mente ciò che Whitman confermava, rassicurando clienti e partner, durante le diverse edizioni Discover, e cioè di una Hp forte e unita. Il suo arrivo, poi, mise a tacere le voci di una cessione del ramo Pc dall’intero business. Oggi, sarà lei a guidare il ramo Enterprise, quello per il quale diversi analisti, in passato, avevano storto il naso ma che oggi, forse, complice il declino del business tradizionale, si è dovuta assumere la responsabilità.

Certo è che da quel 2011 le cose per Hp hanno navigato in senso opposto. Complice appunto la crisi del comparto Pc sia lato consumatori sia lato imprese, come ricorda un articolo di Maria Teresa Cometto del Corriere della Sera, visto anche come riduzione di acquisto di software e server per spingersi verso un concetto sempre più spinto di cloud computing. A oggi i dati non sono ancora buoni dato che nei primi tre mesi del 2015 il fatturato è sceso del 7% e come scrive il Corriere “il quattordicesimo calo, anno suanno, negli ultimi 15 trimestri”.

Marissa Mayer, shutterstock
Marissa Mayer

Si parla di split anche in casa Yahoo, per la verità da qualche tempo a questa parte, quando, dati alla mano, anche l’ultima trimestrale della società è stata deludente ma Marissa Mayer, Ceo della società di Sunnyvale, ha affermato che non è un flop, bensì un periodo di transizione a una Yahoo più moderna. Tuttavia, sono stati sotto le aspettative sia i ricavi sia i profitti, dopo il recente sorpasso subito da Twitter nel mobile advertising.

Mayer aveva annunciato ad aprile 2015 che stava esplorando opzioni per la quota in Yahoo! Japan, la divisione nipponica, dopo la quotazione di Alibaba. Tuttavia, la trimestrale mostra che la ricetta Mayer è a metà del guado e forse serve ancora tempo per decretare un flop. Intanto, dati alla mano Yahoo! ha archiviato il trimestre, registrando un calo delle vendite del 4% a 1,04 miliardi di dollari. I profitti si attestano a 15 centesimi per azione.

Dalla nomina a Ceo nel 2012, nonostante l’entusiasmo iniziale a Wall Street, il numero uno Mayer non è stata in grado di attirare investitori e nuovi utenti, nonostante una pletora di acquisizioni. Ha provato a rifocalizzare Yahoo! sul Mobile, a introdurre nuovi canali e ad aggiungere partner, ma senza grande fortuna. A sostenere il titolo di Yahoo! a lungo è stata la fiorente quota in Alibaba, ma l’acquisizione è stata merito del co-fondatore e Ceo Jerry Yang, non di Mayer, che si è limitata a passare all’incasso. Secondo e-Marketer, il mercato globale del search advertising ha chiuso il 2014 a quota 70,18 miliardi, con Bing che detiene il 4,2% di market share, Yahoo il 2,5%, mentre il dominus Google domina con il 54,7%. Le quote di Yahoo nel mercato del digital adverting sono calate dal 5,8% del 2013 al 5%, secondo e-Marketer, mentre crescevano le market share di Facebook e Twitter nel mercato pubblicitario.

Marissa Mayer, Yahoo@shutterstock
Marissa Mayer

Finora Mayer è vissuta grazie alla quota in Alibaba, ma oggi, come riporta il Corriere, dovrà gestire questa realtà facendola confluire in un’altra. Realtà che costerebbe cara al Ceo, almeno in termini fiscali. Infatti, “Mayer è alle prese con il temibile fisco americano per capire come liquidare la ricca partecipazione in Alibaba senza essere tartassata”, scrive il Corriere. Ma ora è giunto il momento della verità per Mayer. Non è più possibile nascondersi dietro alle cifre degli asset asiatici. L’ex manager di Google, deve dare prova delle potenzialità reali di Yahoo!, soprattutto a partire dal search, nell’era della ricerca vocale di Apple Siri, Google Now e Microsoft Cortana.

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