Wiko smartphone, una storia “in volumi” che ora cresce a valore

Strategie

Wiko espande verso l’alto il proprio portafoglio smartphone, con Wiko WIM. La proposta flagship a 399 euro dovrà consentire all’azienda francese di crescere a valore in un mercato difficile

Wiko è ormai un brand conosciuto. L’aziende francese, nata nel 2011 a Marsiglia, produce smartphone sia per l’open market, sia poi distribuiti tramite gli operatori telefonici. Dal 2011 a fine 2016 ha venduto 25 milioni di pezzi ed è presente in 30 Paesi.

La sua strategia fino ad oggi è sempre stata improntata ad offrire smartphone di buona qualità, puntando sui volumi, magari con margini ridotti. Una buona strategia per affermarsi rapidamente su un mercato fino a “ieri” in costante crescita e per farsi riconoscere, tanto che Wiko è oggi il numero due in Francia (a volumi), il terzo vendor in Svizzera, il quarto brand in Italia e in Belgio, ma oggi il mercato chiede molto di più.

Ne parliamo con Simone Tornaghi, Area Director Southern Europe di Wiko: “Abbiamo compiuto un percorso importante. Solo nel 2013 uno dei modelli di punta costava 99 euro in casa WIko, ora con il nuovo flagship Wiko WIM sale il valore della proposta. Questi anni hanno premiato la strategia di un prezzo medio più che aggressivo, ancora nel 2016 abbiamo venduto il doppio dei modelli rispetto al 2015 e non nascondiamo l’obiettivo di voler essere riconosciuti tra i primi 5 brand al mondo entro il 2020”.

Tornagh, Wiko
Simone Tornaghi, Area Director Southern Europe di Wiko

Wiko quest’anno ha già affilato le armi, con l’ingresso in nuovi mercati: ha aperto filiali in Grecia, Giappone, Malesia, Egitto, Costa d’Avorio, Senegal e Ghana. Lì sì, si potrà e si dovrà crescere prima di tutto ancora in volumi, ma con le spalle larghe, grazie all’esperienza accumulata sul campo.

Oggi uno smartphone su cinque sotto i 150 euro è uno smartphone Wiko e in questa fascia quello francese è il primo brand in europa. Wiko ha lavorato sia sull’open market sia con gli operatori.

Finalmente è vicina a chiudere anche in Italia con Vodafone, ed è già presente da anni con Tre e Tim. Arriverà presto anche Wind, per una proposta equilibrata tra il 54 percento nella libera vendita e il 46 percento con gli operatori.

L’esordio in Grecia di questi giorni addirittura è stato possibile tramite l’accordo con un operatore e poi Wiko approderà all’open market, un approccio inusuale per l’azienda di Marsiglia.

In Italia invece Tornaghi snocciola risultati importanti: 2,5 milioni di pezzi venduti negli ultimi tre anni (fino a fine 2016), vendite raddoppiate anno su anno, come per la media europea. In Italia Wiko è cresciuta e marca un 7 percento di market share a volume, +51 percento anno su anno e cresce in un mercato comunque in flessione di più di 4 punti percentuali.

Gli obiettivi di Tornaghi sono chiari: “Wiko per il 2017 si pone obiettivi sfidanti. Vorrà crescere del 5 percento per MS a valore e del 10 percento per MS sulle unità, con +50 percento di fatturato nella nostra region”. 

Obiettivi sfidanti in un contesto non facile. Secondo GFK in Europa siamo chiaramente in un mercato di sostituzione e non più di penetrazione. Con il 20 percento complessivo ancora rappresentato da feature phone. L’Europa Occidentale cresce in volume di un punto percentuale, quello italiano invece è un mercato sostanzialmente piatto.

Wiko WIM, flagship per la casa francese di Marsiglia
Wiko WIM, flagship per la casa francese di Marsiglia

Da noi il prezzo medio degli smartphone è oggi di circa 287 euro, un valore in crescita del 10 percento nell’ultimo anno e questo porta acqua al mulino della strategia Wiko.

Un dato interessante: saranno driver di crescita ancora la qualità e l’affidabilità, il brand, ma anche le specifiche hardware dei dispositivi e l’esperienza già avuta con un determinato brand. Wiko può giocare le sue carte.

Con la proposta Wiko WIM, in arrivo nei negozi a fine luglio (ne parliamo con dovizia di dettagli su ITespresso) per essere in pieno mainstream tra agosto e il back to school, Wiko aggredirà un mercato ben presidiato: qui in Italia vi lavorano molto bene, oltre a Samsung onnipresente anche Huawei – pure con il suo brand Honor – e Asus (che si confronta benissimo per esempio nella fascia intorno ai 250 euro). Non vorremmo trascurare nemmeno la lotta con i modelli meno recenti di iPhone (5 e 5s, ancora presenti anche nella Gdo), e oramai offerti in questo stesso ordine di prezzo. Crescere quindi con una proposta a valore, qui da noi, sarà l’unica via possibile, considerato l’andamento flat dei volumi.  

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