Butinar (MHT): freno alle adozioni di strumenti digitali? Solo questione culturale

Strategie

Ritratti 4.0 – Roberto Butinar, Product Manager BI & Data Science di MHT, si racconta e spiega strategie e opinioni legate ai temi di attualità

Cosa frena le aziende nell’adozione di strategie e strumenti digitali? I fattori possono essere diversi, quali connettività, aspetti di regolamentazione, accesso al credito… “ma il freno a mio avviso è principalmente di tipo culturale. Cioè manca oggettivamente preparazione da parte dei manager e degli imprenditori. Si partecipa ai convegni ma poi subentrano principi di prudenza e sfiducia, penso ad esempio verso il Cloud. Questo aumenta la frattura fra le grandi aziende che su questa strada stanno accelerando, e le medio-piccole aziende che invece stanno adottando ancora una politica attendista, aumentando il proprio ritardo verso i leader“, così risponde Roberto Butinar, Product Manager BI & Data Science di MHT.

Chi è…Roberto Butinar?
Sono un appassionato di tecnologia e di sistemi organizzativi. Uno startupper (ho creato due aziende in ambito IT). Un triestino che vive a Milano da 20 anni. Un manager che si occupa di BI & Data Science in MHT, responsabile di un gruppo di 20 persone davvero notevoli. Un papà di una bambina di 4 anni. Un pianista e un velista dilettante che vorrebbe avere un po’ di tempo in più per queste passioni…, ma il tempo è la vera risorsa scarsa e non basta mai.

Qual è stato il suo percorso di studi?
Dopo il liceo scientifico, ho scelto di proseguire con la laurea in Economia e Commercio. Inizialmente ero tentato dalla carriera accademica, ma ho poi scelto la consulenza entrando in IBM. Poi nei vent’anni successivi la formazione è proseguita con corsi di formazione mirati e quasi continui sui processi aziendali e sulle tecnologie che abilitano la trasformazione nelle aziende.

Cosa ne pensa del rapporto IoT e sicurezza?
IoT significa estendere di molto la propria rete informatica, questo implica una nuova gamma di nuovi rischi che vanno opportunamente considerati e gestiti. Normalmente i rischi vengono suddivisi in tre categorie: i rischi legati ai dispositivi fisici che di per sé potrebbero essere oggetto di danneggiamento, rischi legati alla manipolazione dei segnali che questi raccolgono, rischi di intrusione a partire dai dispositivi all’interno della rete aziendale.

Se le dico cloud, cosa le viene in mente?
Velocità, Flessibilità, Innovazione, Intelligenza Artificiale. E ovviamente Nuvole.

Quali sono le possibili applicazioni dell’Intelligenza artificiale nell’industria italiana?
L’Italia è il secondo paese manifatturiero in Europa. Le opportunità di innovare nei processi produttivi, nella logistica, o nell’ideazione di intere nuove categorie di prodotti è immensa.
Ciò che occorre comprendere è che parliamo di attività di innovazione, largamente basate su acquisizione di dati attraverso sensori, e algoritmi che progressivamente riescono ad apprendere e migliorare sempre di più le proprie risposte all’ambiente.
Prendiamo per esempio la Tesla di Elon Musk. L’hardware è costruito in modo da ricevere informazioni da sensori di vario tipo, è inoltre in grado di reagire per poter condurre il veicolo su strada. Tutte le Tesla continuano ad inviare dati di guida ad un database centralizzato, a questo livello gli algoritmi di Intelligenza Artificiale continuano a migliorare. Periodicamente vengono nuovamente inviati alle singole Tesla. L’hardware resta lo stesso, ma la macchina dopo ogni interazione diventa più intelligente. L’obiettivo come sappiamo tutti è la guida interamente autonoma.
Chi saprà cogliere queste opportunità potrà occupare posizioni di leadership nei prossimi anni nel settore. Gli altri resteranno indietro.

Roberto Butinar

Società di credito: più amiche o nemiche del mondo It?
Non ne farei una questione di amicizia. Come imprenditore non ho mai avuto particolari problemi a ottenere credito, se non proprio all’inizio dell’attività, durante il primo anno. Mano a mano che il business prendeva piede, le banche mi hanno aiutato e gestire i problemi di “capitale circolante” (in essenza a copertura dei tempi lunghi di pagamento delle fatture che è una piaga tutta italiana).
Certo, se invece si vuole cercare in una banca un investitore, che partecipi in qualche modo al rischio di impresa, si sta sbagliando interlocutore. Il problema è che in Italia è molto più difficile che in altri paesi accedere a Venture Capitalist che possano finanziare soprattutto start-up innovative.

Cosa chiederebbe a una società di credito?
Di fare valutazioni corrette e di non dare soldi agli amici degli amici.

Crede che il rapporto con queste società limiti lo sviluppo del suo business?
Non certamente in questo momento (per fortuna il gruppo di cui faccio parte non ha problemi di liquidità), né in passato. I problemi di fare impresa in Italia sono purtroppo altri.

Cosa frena le aziende nell’adozione di strategie e strumenti digitali?
I fattori possono essere diversi, quali connettività, aspetti di regolamentazione, accesso al credito… ma il freno a mio avviso è principalmente di tipo culturale. Cioè manca oggettivamente preparazione da parte dei manager e degli imprenditori. Si partecipa ai convegni ma poi subentrano principi di prudenza e sfiducia, penso ad esempio verso il Cloud. Questo aumenta la frattura fra le grandi aziende che su questa strada stanno accelerando, e le medio-piccole aziende che invece stanno adottando ancora una politica attendista, aumentando il proprio ritardo verso i leader.

Industria 4.0: nuova linfa al piano Calenda. Cosa ne pensa?
E’ sicuramente una grande opportunità per le aziende italiane. Gli incentivi vanno nella direzione di defiscalizzare gli investimenti, di sostenere i venture capital, di potenziare la connettività attraverso la banda ultra-larga, e di favorire la formazione. Tutti aspetti a mio avviso importanti e centrati.

I robot ci ruberanno il lavoro?
L’automazione ci accompagna ormai da 3 secoli, progressivamente abbiamo ridotto la manodopera impiegata in agricoltura, poi nell’industria per diventare oggi una società largamente dedicata ai servizi. Nel processo, le nostre economie sono diventate sempre più ricche e il benessere è aumentato per tutti. Quindi niente di nuovo, solo che il processo adesso è accelerato. Per evitare che i robot “ci rubino il lavoro” è bene non aspettare di arrivare all’ultimo, e muoversi per tempo, formandosi, costruendosi per tempo delle alternative professionali. Ovviamente anche la politica deve fare la sua parte.

Che idea ha dello smart working?

Per molti di noi che sono abituati a lavorare in consulenza, l’idea di lavorare da casa, dal cliente o in ufficio a seconda delle necessità è un dato acquisito da decenni. Credo che sia estremamente positivo che questa modalità possa essere estesa, se può migliorare la qualità della vita delle persone e la produttività. Chiaramente occorre stare attenti che lo smart working non si trasformi all-day-all-week-everywhere working… cioè nell’aspettativa di una disponibilità professionale e lavorativa senza interruzione di continuità. Su questo occorre che le aziende educhino bene soprattutto i capi…

Roberto Butinar

Se le dico Bitcoin cosa mi risponde?
Le rispondo Ripple, Stellar, Ark… Bitcoin ha aperto la strada a una grande innovazione (la blockchain), ma è solo una delle espressioni di un movimento molto più ampio con tecnologie che sono al momento nella loro infanzia. Bitcoin di per sé è basato su una delle tecnologie meno recenti e da qui i suoi molti difetti. Certo il potenziale è enorme. E investire in cryptovalute può essere un’esperienza interessante (molto rischiosa in ogni caso).

Come deve comunicare oggi un’azienda nell’era dei social network?
Dipende molto dall’azienda e dal pubblico cui si rivolge. Per alcune aziende i social sono sicuramente uno strumento più importante ed efficace che per altre. Detto questo, nel mio settore vedo tanta innovazione più da marketer solitari che tramite i social riescono a costruire dei brand da zero che non da parte di grandi aziende, i cui profili su twitter, linkedin, facebook sono spesso popolati da post magari intelligenti, ma con scarso seguito.

Quali sono i suoi hobby?
Pianoforte e vela.

Qual è il pregio che ammira di più nelle persone e quale è il difetto che proprio non le va giù?
Ammiro l’intelligenza, detesto l’arroganza.

Direbbe grazie a…e perché?
Ai miei genitori. Al mio primo capo (in IBM), che è stato per me un grande esempio umano e professionale. Alle tante persone che ho incontrato, incluse anche quelle che in certi casi mi hanno ostacolato. E ovviamente alla mia attuale compagna, non solo perché è una donna straordinaria, ma perché è ancora in grado di sopportare i miei difetti (che sono tanti).

Roberto Butinar

A chi chiederebbe scusa e perché?
I ringraziamenti in pubblico, le scuse in privato.

Che tipo di adolescente era?
Uno tranquillo.

Come si è avvicinato al mondo dell’Ict?
Ho iniziato in quinta elementare con un corso sperimentale di informatica. Parliamo dei primi anni ’80 a Trieste, quindi non era una cosa così scontata. Da lì è iniziata l’avventura con il VIC20…

A cosa deve il successo nel suo lavoro?
I risultati si ottengono con passione e perseveranza. Bisogna saper navigare bene gli alti e bassi.

Qual è l’oggetto più tecnologicamente avanzato che ha in casa sua?
Non so se sia il più avanzato, ma è sicuramente un oggetto molto divertente. E’ un drone.

Quanto tempo passa davanti alle mail sul cellulare, la mattina appena sveglio o la sera prima di coricarsi?
Non tanto, controllo le mail abbastanza di frequente durante il giorno e se posso non uso il cellulare per rispondere, preferisco il PC. Di conseguenza la sera per fortuna non ce ne sono quasi mai, e lo stesso vale alla mattina presto.

Se fosse un piatto che piatto sarebbe?
Crema catalana (uno dei mei dolci preferiti). C’è questo aspetto del giocare con il fuoco per caramellare lo zucchero che resta un po’ amaro, poi sotto c’è il dolce.

Se fosse un quadro?
Forse un quadro di Fontana. Mi ha sempre divertito quanto si sia fatto pagare per un gesto… O in alternativa uno di Pollock.

Se fosse un film?
San Junipero. E’ il quarto episodio di una serie televisiva, Black Mirror. C’è un giusto mix retrò anni ’70 e ’80, rock, romanticismo, e tanta tecnologia (ma invisibile e a fin di bene). E a differenza degli altri episodi di Black Mirror c’è il lieto fine.

Se fosse una stagione?
Decisamente estate.

Se fosse una tecnologia?
Un’auto a guida autonoma, come Kit di Supercar (famosa serie degli anni ’80).

Se non facesse il lavoro che fa, che lavoro farebbe?
Credo l’insegnante oppure il musicista.

Se avesse una bacchetta magica…
Darei a tutti i meritevoli una seconda chance.

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