Catania: al più presto un ministero per l’innovazione digitale

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Elio Catania, Assinform

Un commissario non basta. Secondo Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale serve l’istituzione di un ministero per il digitale

Con il team sull’innovazione digitale, il governo italiano precedente c’era andato vicino. Oggi, dal Forum PA si leva ancora la voce di Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale, che chiede proprio l’istituzione, con nuovo governo, di una figura ministeriale responsabile dell’evoluzione digitale. “E’ una richiesta che facciamo da tempo”, tuona Catania. “Come dimostrano anche le scelte operate dai nostri principali partners europei, è ormai una via obbligata per portare la Pa nella modernità digitale e aprire il Paese alle nuove opportunità di crescita che offre l’innovazione”. Catania sottolinea come la “trasformazione digitale della Pa è una vera e propria priorità nazionale che, per essere portata a compimento in tempi idonei a supportare la crescita economica, deve trovare subito responsabilità alte, di governo, con capacità esecutive e di spesa. L’inefficienza dell’amministrazione pubblica, che costa oggi al Paese quasi 30 miliardi di euro, circa 2 punti di Pil, non è un problema nè di risorse, che ci sono, ma sono utilizzate solo in minima parte. Né di piani che esistono, ma sono attuati con troppe lentezze e resistenze. E’ un problema di visione strategica e leadership di governo: il digitale è anche una rivoluzione politica”, afferma.

Elio Catania

I dati snocciolati da Catania parlano chiaro. Negli ultimi anni l’Italia ha perso il 15% della spesa pubblica in Ict, che attualmente ammonta a 5,4 miliardi di euro annui contro i 13 della Francia, i 19 della Germania, i 21 del Regno Unito. Rispetto al Pil siamo allo 0,3%, contro il doppio di Francia e Germania, il triplo in UK. Lo Stato italiano dedica 89 euro annui di spesa Ict per cittadino contro i 198 della Francia, i 231 della Germania, i 323 del Regno Unito, i 108 della Spagna. Dei Fondi strutturali europei 2014-2020 a oggi sono stati spesi poco più dell’1% delle voci dedicati al digitale. Perfino il Pon Governance, da cui abbiamo ricavato con fatica enorme 14 milioni di euro per agevolare il passaggio dei comuni all’ANPR, è fermo allo 0,3% di spesa.

Se è giusto razionalizzare la spesa corrente – dice – non è accettabile, a fronte del grave ritardo italiano, la riduzione degli investimenti , che invece sono indispensabili per allinearci agli altri paesi europei. In questi anni alcuni passi importanti sono stati compiuti. Ma il cambiamento ancora non è percepibile in modo netto da cittadini e imprese, se non in termini molto circoscritti, là dove avviene. Ma non possiamo accontentarci di avere isole di eccellenza, creando così nuovi muri. Ogni Pa, ogni ente locale deve essere coinvolto, nominando finalmente il proprio Chief Digital Officer e il team digitale che lo affianca nell’implementazione dei progetti. Vanno definite responsabilità attuative chiare, fra amministrazioni centrali e locali. Iniziato senza indugio il programma formativo digitale della dirigenza pubblica. Attuato il switch-off, mettendo nero su bianco date, tempi, modalità di adesione delle Pa alle applicazioni a più alto impatto per cittadini e imprese, a partire da Anpr, Spid, PagoPa”.

“E’ chiaro – ha concluso Catania – che per questo la figura di un Commissario non basta. Credo che la ricetta sia evidente e non abbia alternative. E’ compito della leadership politica costruire una visione di paese che punti sulle nuove frontiere tecnologiche. E compiere la scelta di fondo di portare la Pa italiana nella modernità digitale. Deve scendere in campo e impegnarsi ad allineare tutte le amministrazioni, centrali e locali, su una stessa direzione, stessi obiettivi e stessa velocità di marcia. Nel sistema delle imprese ha funzionato. Ciò andrebbe fatto a partire da subito”.

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