Data Privacy Day, il giorno dopo e il ricordo di un giorno di panico in casa Pixar

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Il giorno dopo il Data Privacy Day riportiamo a galla un episodio che successe negli studi Pixar relativamente alla cancellazione di un intero film a causa di una sbadataggine. L’importanza di un backup, sottolineata anche da Acronis, apre gli occhi su questo tema annoso

La protezione della privacy e dei dati personali quando si naviga in rete è uno dei temi più dibattuti degli ultimi anni. Così come un giusto back up non guasta affatto. Il giorno dopo all’ormai famoso Data Privacy Day, l’evento mondiale che dal 2006 vuole sollecitare e sollevare l’attenzione sui temi della sicurezza, riportiamo in auge un caso che, in America, fece letteralmente impazzire i produttori e realizzatori di un film. Si sta alludendo a Toy Story che, grazie ai suoi diversi capitoli, è considerata una delle saghe d’animazione più apprezzate. Ma non tutti sanno che durante la lavorazione di Toy Story 2, qualcuno ha accidentalmente cancellato tutto il film generando una situazione di panico nell’impero della Pixar. La soluzione del backup si è rivelata un’ancora di salvataggio seppur del tutto fortuita.

Nel corso della produzione i tecnici stavano lavorando sui personaggi animati quando l’avvio di un semplice comando errato ha comandato al sistema di iniziare a rimuovere ogni file sotto la directory corrente. Questo comando è comunemente usato per eliminare un sottoinsieme di file indesiderati. Sfortunatamente, qualcuno sul sistema aveva eseguito il comando a livello di radice del progetto Toy Story 2 e il sistema stava rintracciando la struttura del file, cancellando la sua via d’uscita come un “verme che si stacca dal centro di una mela” (secondo una testimonianza riportata).

Una scena dal film

In definitiva, il 90% del film era stato cancellato dal comando parassita. Ma quello poteva non rappresentare un grosso problema perché, ovviamente, la Pixar esegue il backup dei suoi dati.

Nel 1998, il modo più comune per eseguire il backup di una serie di dati era su nastro, che è il sistema che Pixar stava usando. Sfortunatamente, questi backup non sono stati continuamente testati, come fa oggi la società (come da best practice universalmente consigliata). In genere, per assicurarsi che i backup siano positivi, devono essere utilizzati, secondo una pratica chiamata “backup live”.

Ed è qui che si sono verificati i problemi, perché i backup sono stati archiviati su un’unità nastro, e poiché i file hanno raggiunto dimensioni di 4 gigabyte la dimensione massima del file era stata superata.

Galyn Susman, direttore tecnico supervisore del film che per un certo periodo aveva lavorato da casa da una potente workstation Silicon Graphics, per poter operare sul film mentre era fuori ufficio, aveva collegato la macchina alla rete locale e copiato l’intero albero dei file.

Una scena

L’ultimo aggiornamento di backup che la sua workstation aveva effettuato era di un paio di settimane, per un contesto di dati comunque decisamente più positivo rispetto al disastro in corso alla Pixar. Lo step decisivo è stato il trasferimento della workstation di Galyn Susman presso la sede della Pixar per avviare il processo di riproduzione dei file. “Abbiamo lavorato da venerdì a lunedì mattina, senza interruzioni, con turni a rotazione con cibo e sacchi a pelo, con circa 10 o 12 di noi” ricorda Susman.

Ed è così, grazie a un backup “casalingo”, che è stato salvato uno dei capolavori del cinema di animazione. Un episodio sicuramente noto alle società specializzate. Come Acronis che, attraverso i suoi prodotti, protegge tutti i dati in ogni ambiente fisico, virtuale, cloud, nonché i carichi di lavoro e le applicazioni mobili, definendo gli standard per quanto riguarda la protezione informatica e storage nel cloud ibrido.

Recentemente la società ha anche annunciato l’implementazione di una tecnologia di rilevamento dei malware di cryptomining nelle proprie soluzioni di protezione informatica.

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