Panasonic Lumix DMC-GX1, ecco il test

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Panasonic Lumix DMC-GX1 è discendente diretta del primo modello GF1, richiama in modo chiaro l’epoca d’oro delle fotocamere a telemetro, migliora le proprie funzionalità in pieno accordo con i desiderata dei power user e con il sensore Live Mos da 16 Megapixel

Caratteristiche tecniche Panasonic Lumix DMC-GX1 non è una fotocamera per tutti, sia per le potenzialità tecniche, sia per la granularità delle impostazioni. Mentre in fase di ripresa il processore di immagine Venus Engine è responsabile in positivo dell’elaborazione finale di registrazione sul sensore, la fotocamera lascia poi grande libertà creativa al fotografo registrando in Jpeg come in Raw, a diversi livelli qualitativi (Raw, Raw Fine, Raw+ standard, per quanto riguarda le foto), ma catturando anche video full HD fino a 30 fps (circa 20 Mbps).

Il sistema di autofocus ‘a contrasto’ si dimostra preciso e lavora a seconda dell’occorrenza su 23 distinte aree, come in Face Detection, o su singola area, ovviamente anche in Tracking. Senza pecche la velocità del motore di messa a fuoco: basta mettere in quadro due oggetti, su piani focali diversi, per apprezzare come – spostando il focus – sia rapido (e velocizzato rispetto all’esperienza con GF1) lo spostamento delle lenti. Sono previsti due diversi pulsanti per il blocco dell’autofocus e dell’esposizione; la sensibilità ISO da 160 a 12.800 conforta nella maggior parte delle condizioni di ripresa, anche se non paragonabile a quella di fotocamere reflex di livello. Molto più semplice, rispetto ad altri sistemi la messa a fuoco manuale. A questo riguardo segnaliamo che non ci è per nulla pesato non disporre del mirino ‘ottico’, se non come accessorio. Se rendere accessorio il mirino permette di valorizzarne le caratteristiche siamo più favorevoli a una scelta di questo tipo piuttosto che a un compromesso sulle informazioni di un mirino fisso, ma poco funzionale. L’utente può programmare situazioni di ripresa ad hoc di sua scelta, impara in breve a sfruttare le indicazioni del display, anche in quelle particolari condizioni in cui si vuole mantenere pieno controllo su allineamento e singoli parametri. Purtroppo, mentre basta un semplice tocco per attivare il flash, sarà poi necessario entrare nel menu per stabilire la modalità di utilizzo del flash stesso (controllo occhi rossi e così via). Le singole Scene vanno scelte dall’interno del menu, è più facile quindi affidarsi a iA quando si lavora in velocità.

La misurazione della luce può avvenire in modalità multipla intelligente, ponderata, e spot, sono i tre sistemi che tutti i fotografi conoscono da tempo memorabile, sin dall’epoca delle reflex non digitali. Considerazioni In fase di ripresa abbiamo riconosciuto un significativo spostamento tra le impostazioni della fotocamera quando è attivo il bilanciamento del bianco automatico, rispetto a quando l’utente ha l’accortezza di impostare la temperatura della fonte luminosa manualmente. Ci hanno soddisfatto molto di più le prestazioni in questo secondo caso, mentre nel primo abbiamo registrato sia in interni con luci a incandescenza, sia in presenza di neon, lievi dominanti nel primo caso al rosso, e nel secondo al verdastro. Impeccabile invece la taratura con i settaggi manuali. Non del tutto soddisfacente l’autonomia complessiva della fotocamera che ha deluso perché dopo 4 giorni di stand-by da una carica piena, con un utilizzo minimo, mostrava già meno di un terzo della sua carica. Per il resto: la fotocamera con le ottiche evidenziate, si propone come kit completo e soddisfacente in ogni condizione di ripresa. Piace molto la portabilità del sistema e la sua grande flessibilità non a scapito della qualità. Il prezzo di Panasonic DMC-GX1X è di circa 750 euro.

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