Passepartout compie 30 anni: tra cloud, retail e servizi i numeri arrivano

Strategie

Durante l’edizione 2019 di Passworld, l’azienda Passepartout, con i suoi vertici, ripercorre l’anno 2018 tra crescite spinte (cloud e retail) fanno breccia nei clienti anche i servizi

Passepartout compie 30 anni e li festeggia all’edizione Passworld 2019 a Riccione con risultati in crescita. Un 2018 chiuso bene, ma si pensa sempre di poter fare di più, e un 2019 che, al momento dà soddisfazione ma è decisamente presto per tirare le somme e gioire o lamentarsi. Stefano Franeschini, presidente e Barbara Reffi, amministratore delegato, aprono i lavori in uno scenario ‘colorato’. I colori del loro logo è anche il filo conduttore dell’edizione. Doveroso il ricordo a Pass8, l’antenato del prodotto di Passepartout, che Franceschini e Gabriele Berardi misero a punto proprio nel 1989 partendo dal floppy disk dando il via a quello che è oggi Passepartout: una Spa, oltre 150 collaboratori, circa 280 partner di cui 36 nuovi tra il 2018 e il 2019.

Reffi parla di un 2018 “molto performante. Le prospettive per il 2019 sono ottime ma è ancora troppo presto per un giudizio. I prodotti hanno avuto un’ottima performance: bene il cloud, benissimo i servizi con una crescita del 54% e le richieste in profondo incremento, generate dalle opportunità di marketing”. Una nota sulla percentuale dei clienti non soddisfatti. Il 3,54% dei clienti che, attraverso le emoticon, si sono dichiarati non soddisfatti, hanno suscitato interesse e necessità di intervento per capire cosa non andasse e per la quale l’azienda ha fatto subito quadrato e, secondo quanto ha dichiarato Reffi “abbiamo chiamato i clienti e, nel caso di lamentele verso il partner provvediamo a informarlo. Se le lamentele riguardano il prodotto, provvediamo a segnalare il malcontento al reparto tecnico”.

Barbara Reffi

Nel 2018 il retail ha fatto la parte dl leone in Passepartout con un incremento del 38%. “Una rapida evoluzione nel settore dovuta al mutamento delle scelte di acquisto dei consumatori: da clienti che facevano acquisiti di impulso a clienti che fanno acquisti riflessivi. Quando sono comparse le vendite online queste avrebbero potuto sostituire lo store fisico, ma questo non è avvenuto – dice Reffi – perché il negoziante, attraverso il contatto fisico con il cliente, capisce le esigenze del cliente. Semmai, il retailer vuole integrare l’online con il negozio fisico per stimolare le vendite a dare un’esperienza completa di acquisto. Il retailer – spiega – vuole integrare l’online con il negozio fisico per stimolare le vendite ed esaltare la sfera emozionale, ma la sfida non è più sufficiente e i retailer, come i venditori online, raccolgono dati, sesso, età orari ecc dei clienti e necessitano di un software evoluto per l’analisi. D’altro canto anche il cliente è cambiato velocemente: oggi prima di acquistare cerca notizie sul web, condivide informazioni sui social e vuole essere informato. E’ cambiato quindi il modo di vendere: oggi l’integrazione tra l’online e il negozio fisico, negozi di piccolo taglio che posseggono un canale di vendita online, portano ad esercitare un’esperienza di acquisto completa”.

L’evoluzione con i temporary store, i pop up store hanno modificato sia le esperienze di acquisto dei clienti, che diventano partecipi e attivi non subiscono passivamente l’acquisto, sia delle modalità di proporsi sul mercato da parte dei retailer. Ma attenzione, Reffi lancia l’attenzione su questi prodotti: “Il prodotto retail è un mercato che va conosciuto e capito bene: se ci si avvicina con uno skill adeguato va bene altrimenti si rischia di farsi molto male: partner pensate bene a questo settore”.

Reffi sottolinea l’importanza del ruolo delle certificazioni, sempre osannate, che da quest’anno entrano a far parte delle caratteristiche necessarie per poter partecipare al context che nella giornata di venerdì 31 maggio vedrà la premiazione di 61 partner. E’ l’ennesima scossa, questa, per stimolare i partner a non trascurare l’aspetto formativo.

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