Regolamento contro il geoblocking: chi ci guadagna davvero?

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Tra costi di spedizione non contemplati, regimi fiscali privilegiati (in alcuni stati), questo regolamento contro il geoblocking sembra essere un timido passo verso il mercato Unico Europeo. Ma si potrebbe fare di più

Il 3 dicembre 2018 è entrato in vigore il regolamento europeo contro il geoblocking ovvero quelle restrizioni agli acquisti via Internet che scattano se non si risiede nello stato del venditore o si utilizza una carta di un altro Paese. Tutte barriere che ora cadranno tra i vari Stati membri e che vede l’Europa avvicinarsi ulteriormente alla prospettiva di un mercato unico digitale. Si tratta di un’innovazione che, come portata, è paragonabile alla fine del roaming dello scorso giugno, che consente di telefonare in un altro Paese Ue senza essere vessati da tariffe proibitive.

E’ un passo avanti verso l’omologazione al mercato unico europeo. Era assurdo quello a cui si assisteva fino a ora: si cercava di entrare nei siti senza geolocalizzarsi per avere prezzi migliori! Se si è in Europa, si devono fare prezzi uguali. E’ un passo avanti, per esempio, sui servizi turistici mentre ha una inferiore influenza sui beni fisici, dato che se vero che anche questi prodotti dovranno avere lo stesso prezzo, non è detto che poi le spese di spedizioni siano uniformi perché i costi di trasporto e logistica non sono contemplati in questo regolamento”, sostiene Davide Rossi, direttore generale Aires Confcommercio.

Davide Rossi

Osservando questo regolamento da questo punto di vista si potrebbe pensare che questa sia un’azione protezionistica : se spedisci all’estero hai costi più alti! Questo regolamento è applicato sia ai beni fisici sia ai servizi ma sono esclusi i costi di spedizione. Secondo Rossi, dunque, questo regolamento non inciderà particolarmente sulle compravendite di prodotti fisici, quando invece sui servizi e i beni immateriali.

Inoltre qualche disservizio ci sarà sul noleggio auto in quanto se il regolamento vale sui prezzi di noleggio di un’auto non sarà la stessa cosa per le assicurazioni delle auto. Infine, secondo Rossi, l’Europa deve rivedere i costi di spedizione dalla Cina e le condizioni fiscali di alcuni stati membri dell’Europa.

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