Rossi (Aires): vendita modem router? Speriamo che l’Agcom deliberi il 25 giugno

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Dopo il calo delle vendite dei modem da produttori indipendenti, Davide Rossi, Direttore Generale e Consigliere della Aires-Confcommercio, auspica che l’Agcom deliberi sulla questione delle vendite il 25 giugno, giorno della prossima assemblea

Nei primi 5 mesi del 2018 -45% sulle vendite di apparecchi indipendenti, mercato dominato dai modem imposti dagli operatori di rete. Si parte da qui, anzi si riparte da qui per tornare sulle discussioni che le associazioni, gli enti preposti al sostenimento della free modem alliance dissero a proposito della spinosa questione legata alla vendita di modem. Come diceva qualche mese fa Davide Rossi, Direttore Generale e Consigliere della Aires-Confcommercio, la situazione si stava esasperando a scapito di vendite sempre più in calo e ‘imposizioni alquanto sospette, quasi come se gli operatori telefonici tenessero una specie di monopolio’. E l’Agcom? Rossi va pesante quando spinge l’ente a deliberare subito su una situazione, peraltro, ben nota, ma lasciata fuori, a suo dire, dall’ordine del giorno dell’ultima riunione fatta.

Davide Rossi, Direttore Generale AIRES
Davide Rossi, Direttore Generale AIRES

Oggi Rossi riferisce e auspica che questa situazione sia messa nell’ordine del giorno per la prossima riunione Agcom che dovrebbe tenersi il 25 giugno

Sono trascorsi più di tre mesi dalle apprezzate dichiarazioni al Corriere della Sera del Presidente dell’Agcom Angelo Cardani che dava per imminente la conclusione dell’iter che avrebbe proibito agli operatori di imporre il proprio modem ma più volte è stata rimandato il voto finale sulla delibera.
È inaccettabile un ulteriore rinvio: si faccia presto” commenta Rossi, in una nota e continua: “è necessario che si garantisca la piena libertà di scelta. Questo anche per ripristinare la libera concorrenza di mercato. Ogni rinvio ha rappresentato un cospicuo regalo a chi oggi si avvantaggia della mancanza di regole e un grave danno economico per tutti gli altri operatori dell’industria e della distribuzione”.

Secondo Aires-Confcommercio, parlando di accesso a Internet, la situazione è questa: la quasi totalità delle società di telecomunicazioni impone al cliente l’acquisto di un modem venduto da loro stesse. Questo atteggiamento, oltre a ledere la libertà di scelta dei consumatori, è anche foriero di pesanti ricadute sul mercato delle apparecchiature di connessione quali modem e router, che già nel 2017 si attestava intorno al -34%, e ha subito un’ulteriore flessione nei primi 5 mesi del 2018, registrando un trend in costante discesa, ad oggi al -45%.  Eppure, la disponibilità di banda larga cresce anche grazie a fondi pubblici, e i consumatori beneficerebbero di scelte consapevoli in un mercato che se fosse ancora competitivo migliorerebbe certamente le tecnologie di sicurezza, privacy e wireless. Non è bastata la normativa europea sulla Net Neutrality in vigore già dal 2016 che garantirebbe la libertà di scelta, piuttosto, si è reso necessario affrontare nuovamente il tema nelle aule parlamentari. Il tema è stato ampiamente discusso e portato all’attenzione di opinione pubblica e istituzioni grazie al lavoro della Alleanza per il Modem Libero, ma quella che sembrava una decisione ormai presa, continua ad essere rinviata.

Era la fine di febbraio quando Rossi diceva: “Stabilmente il mercato segnava meno 30% lo scorso anno in fatto di vendite di apparecchiature terminali “free standing”. Se una catena vende meno televisori, i produttori ne chiedono il motivo, allo stesso modo, se una catena vende meno telefonini, i produttori interrogano il direttore sulle motivazioni e, lo stesso direttore, può affermare che il mercato è saturo e la gente non compra più televisori o telefonini. A questo punto, i produttori si mettono a tavolino con le catene e si cerca di capire come recuperare questa perdita. Perchè non succede la stessa cosa con i produttori di modem? Nessuno dei produttori di apparecchi terminali, tranne Avm, ci ha segnalato il problema, eppure i dati di Gfk li vedono anche loro e parlano chiaro. Perché i country manager di questi produttori non si sono allarmati? Forse per paura delle telecom? Questa che stiamo portando avanti oggi è l’alleanza delle realtà che non chiede un accordo alle telecom e siamo qui nella casa della democrazia di questo paese per ribadirlo”.

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