Trony: la crisi è tutta colpa del commercio online?

Retail

La chiusura di alcuni negozi Trony di DPS Group hanno portato a galla una riflessione che potrebbe mettere in discussione una qualsiasi colpa da attribuirsi al commercio online. Lo spunto è arrivato dai conti di ePrice e dalle considerazione del direttore generale di Aires Davide Rossi

Siamo sicuri che la crisi di colossi dell’elettronica di consumo, come alcuni negozi a marchio Trony legati a DPS Group, sia tutta da imputare all’e-commerce? E’ un interrogativo che ci si è posti alla luce sia dei risultati del settore dell’elettronica, sia ai numeri del commercio online (seguito in gran parte anche dagli stessi grandi colossi e marchi famosi che ben si conoscono).

In particolare, su quest’ultimo punto è scattata la riflessione e la domanda che ci si è posti all’inizio. Se si guardano anche ai risultati di una realtà come ePrice, pure player che nel 2017 ha subito una flessione di ricavi e di utile, allora forse il problema della chiusura di tanti negozi non starebbe tanto nel commercio elettronico che ha fatto chiudere molti negozi fisici, la colpa sarebbe forse da ricercare altrove.

Davide Rossi, Direttore Generale AIRES
Davide Rossi, Direttore Generale AIRES

Davide Rossi, direttore generale e consigliere di Aires-Confcommercio e presidente di Optime osservatorio per la tutela in Italia del mercato dell’elettronica, ha una sua teoria e ha mandato avanti le realtà nelle quali opera affermando che Aires e Optime sono al lavoro su questo: Aires per ottenere un decreto legge sul sottocosto on-line, Optime per incoraggiare vaste azioni repressive sulla base delle norme già vigenti”. Tuonava così Rossi, facendo cenno a questo punto e invitava tutti a non sostenere che le crisi di DPS (Gruppo Trony) di Galimberti e Castoldi (gruppo Euronics) e di Mediaworld (Gruppo Media-Saturn), fosse da imputare solo alle difficoltà del settore dell’elettronica in Italia o che dipendessero da errori o dalla incapacità di adeguarsi alle sfide del commercio online.

E portava l’esempio di ePrice, un pure player che ha tutte le competenze di innovazione e di conoscenza specifica del settore dell’elettronica di consumo ma, secondo quanto riferito dalla testata online Engage, “Nel 2017 i ricavi di ePrice sono stati pari a 188,7 milioni di euro, in calo del 4,6% rispetto al 2016, al netto della divisione Vertical Content e Saldiprivati, cedute nel corso del 2016, mentre il risultato netto è negativo a 24,8 milioni di euro”, si legge nell’articolo.

“Attività predatorie e in sottocosto strutturale da parte di Amazon e ulteriori vendite sottocosto (grazie all’evasione Iva specie sui prodotti in reverse charge) da parte di una miriade di micro-imprese, chiamano un urgente e non più rinviabile iniziativa istituzionale serie sul tema”, spiega Rossi.

Insegna Trony

Sul gruppo Trony, si abbattuta la scure della chiusura, ma non del gruppo, come hanno precisato i vertici del gruppo in una nota dei primi di marzo, smentendo, di fatto, “l’imminente chiusura generalizzata dei punti vendita Trony. La realtà chiariva che il gruppo GRE, titolare del marchio Trony, presente in Italia dal 1972, è composto da più società, tutte italiane, che detengono oltre 200 punti vendita Trony distribuiti su tutto il territorio nazionale e contano oltre 3mila dipendenti, con un giro d’affari complessivo di oltre un miliardo di euro. La situazione drammatica ha coinvolto DPS Group e i punti vendita a essa relativi. DPS Group è proprietaria solo di alcuni dei sopracitati oltre 200 punti vendita Trony, distribuiti solo in alcune regioni”.

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