Vita dura agli evasori: una reverse charge sull’online aiuterà il recupero dell’Iva

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La reverse charge sarà prorogata, con ogni probabilità, al 31 dicembre 2022. Si tratta del versamento dell’Iva da parte di società che vendono specifici beni per mezzo delle piattaforme online. Recepito emendamento al DL Fiscale

La reverse charge (inversione contabile) sarà prorogata, con ogni probabilità, al 31 dicembre 2022. La proroga riguarda l’inversione contabile nei casi di cessioni di telefoni cellulari, console da gioco, tablet, Pc e laptop e dispositivi a circuito integrato, quali microprocessori e unità centrali di elaborazione, effettuate prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale. Fino a oggi la scadenza era prevista alla fine del 2018. Questo il contenuto di un emendamento al DL Fiscale concordato all’interno della maggioranza, firmato dal Movimento 5 stelle, e presentato in commissione Finanze al Senato. Ne dà notizia Public Policy.

I fornitori di servizi di intermediazione online che offrono ad imprese terze la possibilità di cedere i beni fornendo servizi di gestione delle transazioni verso i clienti finali, agiscono in qualità di sostituto d’imposta nei confronti delle società venditrici solo per l’Iva.

Questo potrebbe essere il senso di un provvedimento che potrebbe rivoluzionare il mondo delle transazioni online e dei presunti ‘cantinari’ che si ‘autocelebrano’ come pure player ma che in realtà non hanno che pochissimi dipendenti al loro interno e, volontariamente o non, evadono il versamento dell’Iva.

Davide Rossi

Amazon è una piattaforma ma viene percepita come pure player ma, come ha sottolineato Davide Rossi, direttore generale Aires Confcommercio, “se escludiamo ePrice non sono molti i cosiddetti pure player che vendono elettronica di consumo e hanno oltre i trenta dipendenti, anzi direi nessuno, secondo ricerche compiute dal mio staff in Aires”. Tutto questo fa pensare che in Italia ci siano realtà che si dichiarano pure player ma che in realtà non lo sono. Durante l’evento Andec, in collaborazione con Gfk e Aires, dal titolo “E-commerce e store fisico, quale lo stato dell’arte nel 2018?”, organizzato a Milano, si è percepita la voglia, in un certo senso, di dare un ‘ripulita’ a quel malcostume che non premia gli operatori seri del mercato ma che li mette costantemente a confronto con realtà che per indole portano una immagine sbagliata del settore del commercio in rete o fuori rete.

Era marzo 2018 quando Rossi, dalle pagine di ChannelBiz sosteneva: “Equità è ottenere, appena possibile, un provvedimento di urgenza sotto forma di decreto legge che regolamenti le vendite sottocosto anche per quanto riguarda le vendite online. Oggi, con un Drp del 2000 sono regolamentate le vendite, tranne il sottocosto per l’online. Inoltre, stiamo sollecitando gli organismi di controllo affinché si verifichino le vendite e dei prodotti (pc, tablet, smartphone…) con Iva a reverse charge (inversione contabile), che dovrebbe essere una misura anti evasione, in verità si trasforma in una misura che consente, a chi non ha nulla da perdere sul mercato, di aggredire il mercato stesso, con 22 punti percentuali di vantaggio, a fronte di operatori che vogliono stabilmente restare sul mercato”.

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Oppure, sempre il direttore generale dalle pagine di Itespresso spiegava, con esempi concreti, quanto l’evasione e, una politica ‘sconsiderata’ di riduzione dei prezzi, potesse danneggiare praticamente tutto il settore, qualsiasi esso fosse. “E’ capitato, il caso Gli Stockisti e Console Planet, citato ovunque in rete perchè ha tenuto banco durante la scorsa estate, evidenzia bene il fenomeno di evasione a scopo di riduzione dei prezzi di vendita a scapito degli operatori ‘onesti’ del mercato”.

“Gli evasori compiono una tripla scorrettezza: anzitutto, non versando i contributi rovinano gli equilibri della filiera che si occupa del recupero e del corretto smaltimento dei RAEE. Il mancato versamento dell’Iva genera minori entrate allo Stato e, da ultimo e per conseguenza a quanto detto, possono offrire slealmente sul mercato, prodotti a prezzi più bassi rispetto a quelli dei concorrenti che invece agiscono operando in piena legittimità perché riversano nelle produzioni quanto non hanno versato allo stato in termini di imposte e tasse, ritagliandosi la possibilità di incidere sui prezzi”, concludeva.
L’obiettivo di Rossi, attraverso Optime, è smascherare casi come questi “dobbiamo fare attività educativa verso i consumatori, affinché si interroghino sulle origini della merce e sui prezzi particolarmente allettanti. Ci si deve interrogare, per esempio, come possa, una società unipersonale con 6 mila euro di capitale, per esempio, applicare prezzi di vendita migliori rispetto ai gruppi di acquisto”, dice Rossi.

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